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Conte: il Bradbury della Politica italiana

Aggiornamento: 30 dic 2023

Sempre più in difficoltà e più sguaiato nei suoi interventi il miracolato della Politica numero uno ci ricorda Steven Bradbury, il pattinatore medaglia d'oro a Salt Lake City nel 2002


A volte la fortuna è davvero cieca...

Che dire, il Conte nazionale, alla guida di ciò che rimane dei 5Stelle, è stato davvero fortunato, molto più che abile, per una serie di congiunture che ne hanno permesso l'arrivo in Parlamento e un certo seguito, del tutto



immeritato.


Ma perché siamo gunti a questa conclusione? Perché la macchietta Conte, con i suoi ultimi deliri farciti da accuse e invettive, ha davvero raggiunto il limite estremo della sopportazione, dimenticando


i suoi innumerevoli errori e convincendosi di essere un garnde statista.


Ripercorrere la sua fortunata ascesa è presto fatto.


i 5 Stelle sono assurti agli onori delle cronache politiche sull'onda dell'insoddisfazione del Popolo itailano per la Politica in genere, quale movimento di protesta, senza legami con i palazzi e quindi ben visto da milioni di persone e votato da una grossa fetta di elettori, anche per via del grande lavoro svolto da Grillo e Casaleggio.


Tale Movimento poi, è storia nota, è diventato ingranaggio del sistema, com'era inevitabile che fosse, mutando pelle e trovandosi con una marea di parlamentari nel momento in cui scoppiò la grana Covid.


E qui il primo grande colpo di fortuna del nostro eroe che, per via delle molte polemiche interne, della morte di Casaleggio, dell'emarginazione di Grillo, dall'alto del suo curriculum universitario e professionale e di uno stile indubbiamente rassicurante, si ritrovò a essere il pole position per occupare il massimo scranno della politica italiana e vi si accomodò (per mancanza di oppositori interni), dovendo (bisogna ammetterlo) fronteggiare un'emergenza senza precedenti, quella della pandemia.

Responsabile in solido con l'incompetente ministro Speranza, ha fallito clamorosamente, con numeri drammatici di morti ma, trattandosi di emergenza sanitaria, tutto gli viene perdonato.


Addirittura guida i governi Conte1 e Conte2, alleandosi allegramente con destra e sinistra, sostenendo scelte da sempre osteggiate dal Movimento a seconda della convenienza politica.

Per assoluta mancanza di concorrenti interni si assesta quale capo della tribù ex-grillina.


A quel punto, la sua fortuna lo salva ancora. Divenuto "uomo solo al comando" nei 5Stelle si gioca la carta "Reddito di cittadinanza" (vecchio cavallo di battaglia dei pentastellati) e pur producendo una situazione insostenibile (con migliaia di nullafacenti/sfruttatori sovvenzionati per non fare un emerito cavolo tutto il giorno, per non parlare dei navigator...) con i soldi pubblici si assicura una pletora di elettori "comprati" ignobilmente.


Così, il nostro eroe nonostante figure barbine di molti grillini e nonostante errori madornali "giustificati" dall'emergenza Covid, riesce a ritagliarsi uno spazio nell'agone politico e nelle elezioni di poco più di un anno fa riesce a condurre un plotoncino di pentastellati in Parlamento.

Poco conta che venga smascherato su molte delle castronerie dette o fatte, quali l'aiuto legislativo al suocero impicciato col fisco, l'autogol clamoroso del 110% (sfruttato dai ricchi per abbellire ville e castelli e solo in minimissima parte dai condomini, senza contare la solita valanga di frodi) devoluto senza la banché minima copertura economica (roba che all'estero l'avrebbero impalato in piazza) o la firma del MES, fatta il giorno dopo la caduta del suo governo, illegittimamente e su pressione dell'altro genio Giggino Di Maio.

Ma tant'è.


Anche qui, si giova di una congiuntura assai favorevole, collegata alla crisi della sinistra e del PD e senza far nulla se non "essere dentro" il palazzo, viene catapultato immeritatamente tra i grandi oppositori della Meloni, sfruttando la vacanza verticistica del PD e soprattutto sfruttando il potere enorme della macchina propagandistica della sinistra che lo include giocoforza tra i buoni e quindi dandogli gran risalto ancora una volta immeritatamente.


Viene sputtanato su tutto, ultima figuraccia quella del MES, eppure, conscio della copertura dei media sinistri, sbraita come non mai, sguaiatamente, mettendo a dura prova le sue adenoidi, per attaccare la Meloni, potendo contare sull'accondiscendenza della cospicua porzione sinistra del Paese che in nome dell'anti melonismo gli perdona tutto.


Finirà questa fortuna? Si spera di sì e allora la storia gli renderà merito, finalmente inquadrandolo per quello che è, un simpatico incapace, proprio come il pattinatore australiano Steven Bradbury (molti se lo ricorderanno perché la Gialappa's band ne ha mostrato più volte le gesta) che alle Olimpiadi di Salt Lake City 2002, superò i quarti di finale grazie alla squalifica del fortissimo concorrente canadese e fu ripescato.

In semifinale, sebbene in ultima posizione, riuscì a passare il turno per la caduta di chi gli stava davanti per raggiungere il top in finale quando, ultimissimo e staccato dagli altri, assistette sull'ultimo rettilineo al mega scontro tra i quattro che lo precedevano e che, sdraiati in terra, lo videro arrivare pacioso e tagliare il traguardo vincendo l'oro senza alcun merito.


Ecco, Conte è lo Steven Bradbury della politica italiana ma sebbene ci si possa ridere su, il personaggio ha stancato ed è ora che torni nell'anonimato dal quale è emerso, prima che

possa combinare altri grossi guai.



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