Mussolini, il Fascismo e Dio

Breve excursus nella Fede del Duce


Mussolini, il Fascismo e Dio


Il rapporto che Mussolini aveva con Dio, non è certamente argomento da esaurire in poche righe, ma vale la pena di approfondire tale contesto sia in campo storico che privato, perché prescindendo da qualsivoglia benevolenza o ripudio dell’uomo in questione e della dottrina politica che s’impose e governò l’Italia per un ventennio, è indubbiamente interessante approfondire la dinamica che s’instaurò tra il Duce e il Cristianesimo, ma anche tra il Duce e la Chiesa Cattolica.

Infatti è necessario fin da subito scindere tali ambiti, perché profondamente differenti sia nella loro natura che nell’atteggiamento che Mussolini ebbe con entrambi.

Il rapporto con la Chiesa Cattolica per Mussolini fu improntato principalmente ad un utilizzo o meglio, a una gestione della cosa in termini sincretici. Insomma, per il Duce (e non solo per lui, data la risaputa attualità dell’argomento) la Chiesa era un’entità da trattare con la massima delicatezza, perché capace di parlare a grandi porzioni di Popolo con autorità e influenza, cosa che un capo di Governo non poteva ignorare.

In sostegno a questo atteggiamento vi furono la lotta a nemici comuni (o ritenuti tali), quali l’ateismo materialista socialista e soprattutto la massoneria affarista

Di contro, le forze interne al Fascismo fieramente anticlericali, erano altrettanto importanti, istaurando quindi una situazione delicata, perché la preferenza per una delle due forze, avrebbe scatenato le ire dell’altra.

In questo senso vanno considerati gli atteggiamenti del Duce sempre improntati a una esaltazione dell’uomo, di quello italico e latino, dello Stato e del Capo Supremo, sulla scia di quanto il Futurismo di Marinetti aveva propugnato, con l’esaltazione di aspetti che divennero parte integrante sia del Fascismo che della vita quotidiana di un Popolo.

La guerra, la tecnologia, la sfida perenne infatti, costituirono buona parte della “narrazione” fascista e ne furono il propellente, che si coniugava perfettamente con le aspirazioni del Duce e del suo obiettivo di fare dell’Italia una nazione primeggiante in tutti i campi, un esempio da seguire per il mondo intero.

Ma a bilanciare queste posizioni vi fu anche un atteggiamento del Duce verso la Chiesa, conciliante, collaborativo, culminato con i Patti Lateranensi, indubbiamente vantaggiosi per il Vaticano.

Un abile equilibrismo quindi che però va tutto lasciato all’ambito storico, appartenente al Mussolini capo supremo e politico e certamente non al padre di famiglia o marito più o meno affettuoso.

Il rapporto con Dio era cosa altra.

Il Duce nasceva fondamentalmente ateo ma, come dichiarato in più interviste, propenso a credere che nella Storia dell’uomo, si fosse verificato qualche evento divino, accettando sostanzialmente la possibilità di un Dio sovrannaturale.

Ma si badi, un Dio sovrannaturale non necessariamente cristiano! Risaputa infatti era la sua opinione sulle Sacre Scritture, ritenute in soldoni, un prodotto tutt’altro che divino ma frutto dell’esigenza di religiosi di indottrinare le masse a livello morale.

Inoltre era ed è difficile sondare il Mussolini privato e la sua eventuale sincera credenza nei dogmi cristiani, in quanto fu sempre maniacalmente attento a che non venissero diffuse foto o testimonianze di un suo professare la fede cristiana.

Segreta infatti, rimase la celebrazione del battesimo dei figli e le conseguenti prima comunione e cresima. Così come il matrimonio religioso con Rachele del 1925.

Mussolini, come lo definì Emil Ludwig nei famosi “Colloqui con Mussolini” era l’homo activus, in contrapposizione a quello contemplativo e per meglio chiarire quanto finora detto, diviene illuminante la frase “Solo la fede smuove le montagne, non la ragione. Questa è uno strumento, ma non può essere mai la forza motrice della massa.”

Quindi pur nella consapevolezza di tale assunto, la fede ricercata e inculcata negli Italiani, non era quella cristiana (comunque fede e quindi da gestire) bensì quella in lui, nel Fascismo e nei suoi dettami, sposando il pensiero Nietzschiano.

“I romani erano beati et fortes. Più tardi divennero debiles et ignorantes. Gli ultimi saranno i primi.”

E non può sfuggire al lettore attento che quando poneva Gesù al di sopra di Cesare, lo facesse ammirando non gli insegnamenti “altruisti” ma il fatto che aveva iniziato un “movimento che doveva durare duemila anni! Quattrocento milioni di seguaci e, fra questi, poeti e filosofi! Un esempio perenne!”.

Sebbene non gli si possa con assoluta certezza affibbiare quindi un’etichetta basata su poche fonti, riviste e modificate più volte, credo che si possa concludere con ragionevole certezza che il motto “Dio, Patria e Famiglia” (attribuito al Fascismo nonostante la paternità fosse di Mazzini), vada inteso in senso laico, laddove il Dio per il Popolo, non fosse necessariamente quello in cielo, ma piuttosto quello a Palazzo Venezia.


MM





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