La metamorfosi

La vera anima della sinistra


Gli eventi di queste ultime settimane, palesano se mai ce ne fosse bisogno, la vera anima della sinistra e tale spettacolo oltre a essere odioso è purtroppo anche dannatamente pericoloso.


Il nuovo Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è l’esempio di donna che ha creato la sua immagine e la sua posizione grazie solo a sé stessa, alle proprie capacità, alla propria grinta, tanto da arrivare a essere il Primo Ministro dell’Italia.

Questa semplice constatazione, già da sola, avrebbe dovuto scatenare in tutto il movimento femminile, un’ondata di entusiasmo, bipartisan come si suol dire, perché rispondente a tutti i crismi della self-made-woman.

Invece no, tutta l’accozzaglia vetero-comunista-femminista-progressista è insorta contro di lei, rimediando finora figure barbine, se solo si pensa alla Serracchiani che, senza alcuna base di verità, aveva lanciato incautamente alla Meloni l’accusa di “essere un passo dietro gli uomini” così, senza nessuna ragion d’essere, solo per partecipare alla sommossa denigratoria contro la “donna di destra”.


Sì perché questa è la tattica ormai consueta della sinistra, che mette in atto da anni ovvero, dal primo giorno di insediamento di un governo che non li veda al comando, iniziano una campagna denigratoria quotidiana, martellante, avendo a disposizione media di ogni tipo e servi pseudo giornalisti ad amplificare le accuse, anche le più assurde, ma che come la goccia cinese instillano nelle menti della gente, fino a saturarle.

Pezzo forte naturalmente è l’accusa di vicinanza al Fascismo. Così studenti idioti occupano i licei per “contrastare l’elezione della Meloni”, mossi come marionette che così facendo compiono un atto antidemocratico pericolosissimo, perché sotto intende che la democrazia è sacra finché vincono loro ed è in pericolo se vincono gli altri.

Tale campagna fomenta anche gli idioti con qualche anno in più, quelli delle università che urlano slogan senza contenuti ma che li autorizzano ad attaccare convegni e riunioni autorizzate e legali, solo perché non sono i loro.


Al grido di “Fascisti” tutto è permesso, tutto è lecito, anche la violenza, l’aggressione alla Polizia, la volontà di zittire l’avversario perché non parli, non esprima le proprie ragioni, dal momento che è la sinistra che deve decidere chi può parlare e chi no.

Dal dopoguerra, ma in realtà dal ’68 in poi, si è deciso che l’accusa infamante di essere “fascista”, bastasse a silenziare, picchiare, cancellare gli avversari, senza possibilità di salvezza.

Colmi di questa infame convinzione, frutto del retaggio sovietico/cinese/cubano che ha impregnato le loro menti di comunismo, trasmesso poi a figli e nipoti, si macchiano di atti veramente violenti o comunque deplorevoli, ma che vengono perdonati (e certamente non amplificati dai media amici) e poi dimenticati perché loro sono quelli con il dito puntato e non possono essere toccati.


E allora dagli a strappare manifesti elettorali, assaltare scuole e università, urlare con la bava alla bocca “Gli faremo sputare sangue” o apostrofare i neo governanti come “Bastardi” spiegando poi che si tratta di semplice “dissenso politico”!

Ogni giorno pletore di oratori progressisti trovano un motivo per attaccare la Meloni e il governo che presiede, perché così, a forza di sputare veleno, la misura sarà presto colma.

Ultimo esempio la vergognosa polemica della sinistra sul fatto che la Meloni abbia portato a Bali la figlia. Disgustosi.

O le mille accuse che i mezzibusti del PD e della sinistra tutta ci propinano quotidianamente in TV, ripetendoci la lezioncina che hanno imparato a memoria su come tutto vada male e stia crollando a pezzi, dimenticando che a questo sfacelo ci hanno portato loro con dieci anni di governo, tra l’altro neanche scelto dagli elettori.

“Siamo in profonda crisi”, “servono misure urgenti”, “ci stanno portando alla distruzione”, sono le frasi ricorrenti tra gli esponenti della sinistra, come se la Meloni stesse lì da anni e fosse responsabile della crisi.

Fino a due mesi fa, c’erano loro su quelle poltrone!


Ma tutto gli è permesso, perché urlando ogni giorno dai pulpiti messi a disposizione da giornalisti prezzolati, prima o poi faranno breccia, nelle esasperate menti del popolo.

Una sinistra della quale è bene tracciare il percorso politico di questi ultimi anni.

Nata come forza popolare, proletaria, anti capitalista, rivoluzionaria ha dovuto fare i conti, a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, al “crollo del muro”, inteso non solo letteralmente ma in senso più ampio come l’implosione del comunismo a livello mondiale.

Il fascismo, il male peggiore della storia, fu sconfitto e cancellato da una guerra mondiale.

Il comunismo ha avuto mille opportunità di esprimersi, di essere attuato, di essere sperimentato, dalla Unione Sovietica alla Cambogia, dalla Cina a Cuba e ha fallito ovunque!

È crollato su se stesso, avendo sulla coscienza milioni di morti e un’avversione alla democrazia che è stata il fil rouge che legato tutti i regimi comunisti. Non c’è stato un Paese che abbia attuato con successo il comunismo, senza dover trucidare, silenziare, cancellare migliaia di vite, solo perché in disaccordo.


Ma il punto ancor più dolente è un altro.

Il comunismo avrebbe dovuto essere la forma di governo, l’ideologia, la filosofia del popolo, dei più fragili, degli ultimi, dei proletari, degli emarginati, dei reietti o almeno così ci è stato raccontato per decenni.

L’evoluzione del comunismo, sfociata nei partiti comunisti nazionali dei vari Paesi, evolutisi a loro volta ci ha consegnato dei contenitori ibridi, stracolmi di contraddizioni e ipocrisie.

In alcuni posti il vecchio PCI si è dissolto, in altri è rimasto un club per pochi intimi nostalgici, in altri ancora, come in Italia, si è trasformato e ha lentamente cambiato natura.

In Cina, si ha la massima rappresentazione della ipocrisia comunista. All’ultimo congresso del partito che ha confermato Xi Jing Ping, con tanto di falce e martello sullo sfondo, si è avallata la ormai natura capitalistica di quel governo, che sfrutta lavoro minorile e a basso costo senza rispetto per diritti umani né dei lavoratori, governo che ha bisogno della dittatura comunista per mantenere il potere con il pugno di ferro.

E chi è di troppo viene portato via a braccia durante il congresso, in diretta, poco importa.

In Italia, come spesso succede, si è scelta una via di mezzo, ancor più ipocrita.


Il PCI ha cambiato più volte nome, come se la bontà delle idee dipendesse da quello, ma ha cambiato anche natura.

Si è imborghesito, ha “fatto i soldi”, in una metamorfosi kafkiana, passando dalle tute sporche di grasso al cachemire, dalle fabbriche ai consigli d’amministrazione delle banche, dalle periferie ai quartieri bene, dalle piazze agli studi televisivi.

Però, affinché potessero continuare a contare politicamente, hanno avuto e hanno uno stramaledetto bisogno di poveri, derelitti, reietti che non possono più trovare nelle fabbriche o nelle periferie.

Anni di sconfitte come il crollo generalizzato del comunismo, la corruzione e l’incapacità dei sindacati, la consapevolezza della irrealizzabilità di quella idea, hanno allontanato milioni di persone dal comunismo.

Ecco allora puntare sui “diversi”, ai quali prospettano forche caudine e inferno in terra se vincesse la destra, mistificando la realtà, ovvero una visione diversa da loro ma pur sempre, ci mancherebbe, rispettosa dei diritti e della dignità di ciascuno.

Ma soprattutto, su cosa punta la sinistra italiana, per rimpinguare il suo bacino di voti?

I nuovi reietti del terzo millennio: gli immigrati.


Più ce ne sono, più ne entrano meglio è per loro. È un mero calcolo aritmetico perché non solo quelle migliaia di disperati che prenderanno la nazionalità italiana li voteranno, ma tale fenomeno permette loro di riprendere dalla soffitta le bandiere logore e impolverate di qualche anno fa e scagliarsi contro i “fascisti” cattivi che vogliono negare l’aiuto ai poveri africani che fuggono dalle guerre.


Prendono due piccioni con una fava: si mettono a posto con la coscienza passando per i bravi, buoni e solidali e in più ci guadagnano!

Perché adesso i comunisti italiani c’hanno i soldi, i macchinoni, vestono firmato ma vuoi mettere sventolare anche solo idealmente la vecchia bandiera rossa?

Ecco perché ringraziano Macron di inveire contro l’Italia, perché gongolano se una Rakete qualsiasi sperona una motovedetta della Finanza rischiando la strage, ecco perché come stessero ai mondiali di calcio, esultano se dall’altra parte del mondo un loro simile vince le elezioni.

Tutto fa brodo. Al diavolo i confini, i trattati, la realtà tristissima di quale fine facciano la gran parte degli immigrati clandestini sbarcati in Italia. Se ne fottono di tutto, persino del neo colonialismo francese che stampa moneta in 14 stati africani, succhiando come un parassita le loro risorse, lasciando morire di fatica e stenti migliaia di persone e bambini.


La verità è che più caos e immigrati clandestini entrano in Italia, più loro ci guadagnano! E non solo politicamente. Basta guardare chi gestisce l’accoglienza, chi è a capo di ONG, Cooperative, Associazioni che intascano milioni su milioni di euro, in un sistema dove (e qui la Meloni ha colpito al cuore la sinistra) comandano loro, gestiscono loro chi può lavorare o meno e tutto gli è consentito.

Quello che succede da anni nella Cultura. Lavorano solo loro, illudendosi che tale situazione sia dovuta a una superiorità culturale e intellettiva della sinistra sui subumani di destra, mentre invece si tratta di mero e schifosissimo sistema di potere.

Se uno è stato brigatista può andare in Tv e persino in Parlamento, ma se poco poco, quarant’anni fa, si era fermato per strada a leggere un manifesto del MSI e qualcuno se lo ricorda, è la fine, è un fascista schifoso indegno di lavorare.

Ecco in sostanza chi è la sinistra in Italia oggigiorno.

Ecco perché sono pericolosissimi.

Ecco perché non bisogna permettere che sfruttino il sistema di potere tirato su negli ultimi decenni per abbattere un governo democraticamente eletto, con una donna a capo e che punta a rendere orgogliosi gli Italiani di essere tali.

Ecco, infine, perché non si deve mollare.

Un’Italia forte in Europa e nel mondo, che ci fa percepire un rispetto mai riscontrato in passato da parte degli altri Paesi è un patrimonio talmente prezioso da rappresentare l’ultima speranza per l’Italia di riemergere dalle paludi nelle quali è stata condotta.

La sinistra si oppone a tutto ciò, a priori, a prescindere, perché nel caos e nell’insicurezza sociale trova il suo spazio politico ed economico e per questo le sue scelte spingono non verso un risanamento degli squilibri bensì verso il caos.

Ingresso libero per i clandestini, cittadinanza e residenza a chi occupa le case di proprietà altrui e chissenefrega dei morti e della legge.

Questa è la sinistra.

Hasta la victoria.



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