top of page

Il grande inganno

Aggiornamento: 4 giorni fa

Ancora una volta, la "giustizia" sportiva colpisce il suo unico obiettivo: la Juve


Queste mie riflessioni, prescindono dal tifo e da qualunque simpatia calcistica, ma sono un ragionamento logico, basato sui fondamenti giuridici, pilastri di uno Stato di Diritto, quale l'Italia dovrebbe essere.

Bando alle ciance, veniamo subito al sodo.

Sia negli anni scorsi (i meno giovani ricorderanno Milan, Inter tra di loro così come Roma e Lazio e tante altre squadre nel 2006 e anche dopo) che negli ultimi mesi (l'assoluzione per Juve e altre 8 squadre, 27 maggio 2022) la Giustizia Sportiva ha sancito ufficialmente e definitivamente che le Plusvalenze non sono interpretabili, non possono essere giudicate artificiali, abnormi, illecite o altro, perché non esiste un criterio vero, legittimo, equo in grado di giudicarle.

Mantenete a mente questo concetto, perché è fondamentale!

Le plusvalenze non possono risultare illecite perché non esiste un prontuario, una lista, uno schema scientifico in grado di interpretarle.


Quindi, anche di fronte a una telefonata o un biglietto/libro nero nei quali un dirigente ammette l'utilizzo di plusvalenze fittizie, tale evento non può, per legge, rappresentare un illecito, perché anche di fronte al riconoscimento di tali manovre, resta inalienabile il pilastro giuridico sancito ufficialmente dal Tribunale Sportivo che il concetto di plusvalenza fittizia non può in nessun modo considerarsi illecito.


Anche se Cherubini, Paratici o chi per loro hanno detto o scritto di aver messo in atto il giochino delle plusvalenze, ciò non ha alcuna importanza, perché potrebbero averlo fatto per screditare un loro collega (magari anelando al suo incarico), perché corrotti e incaricati di fabbricare prove farlocche, per un errore di interpretazione, ma anche nel caso in cui lo avessero fatto scientemente, volutamente e avessero quindi ammesso il ricorso a tale attività, allo stesso modo non sarebbero perseguibili, perché la Giustizia Sportiva ha già decretato che tale attività non può mai essere valutata illecita.


Addirittura un dirigente potrebbe ritenere fittizia una plusvalenza, idearla e crearla lui e proporla a un'altra società (perché altro particolare fondamentale è che per fare delle plusvalenze si deve essere almeno in due...) che potrebbe accettarla, perché nella sua valutazione personale magari la ritiene equa e non fittizia.

Ciò perché, come detto, le plusvalenze sfuggono da ogni criterio di giudizio.


Perché allora il Tribunale Sportivo che a maggio aveva scolpito nella pietra che le plusvalenze non possono comportare condanna, ora si rimangia quella decisione e, praticamente, ci dice che per la Juve e solo per lei, le plusvalenze possono essere interpretate e possono costituire reato sportivo?


Quali sono i fatti nuovi e così importanti da portare all'annullamento dell'assoluzione da loro stessi deliberata a maggio '22 e alla condanna con penalizzazione di 15 punti?

Libri neri, telefonate, ammissioni, confessioni come detto non influiscono sulla non perseguibilità del dirigente che mette in atto delle plusvalenze fittizie, perché mettere in atto le plusvalenze fittizie non è reato sportivo!


Prendiamo per esempio un fatto di cronaca sportiva, citato ultimamente sui social e qui riportato senza alcuna polemica ma solo come termine di paragone.

Gabriele Oriali nel 2001 fu condannato dalla Giustizia Ordinaria a sei mesi di reclusione assieme ad Alvaro Recoba per il reato di concorso in falso relativo alle procedure seguite per far diventare comunitario il giocatore, il quale non aveva antenati in Europa, e anche per il reato di ricettazione relativo alla patente di guida italiana ottenuta dallo stesso Recoba, che faceva parte di un gruppo di documenti rubati negli uffici della motorizzazione civile di Latina (Wikipedia). Patteggiarono ammettendo la colpa quindi e invece dei sei mesi di reclusione pagarono un'ammenda di circa € 21.000.

Questo è un fatto oggettivo. Ammissione di aver commesso un reato penalmente perseguibile, condanna passata in giudicato (e conseguente "buffetto" della giustizia sportiva con solo un anno di inibizione, nient'altro, sorvolando distrattamente sulla irregolarità di tutti i campionati disputati dall'Inter con Recoba nel roster e premiando il dirigente con l'incarico di accompagnatore ufficiale della Nazionale... non è strano?).


Il caso delle plusvalenze è esattamente l'opposto. Non costituiscono reato ma in via del tutto eccezionale, Torsello & co. annullano l'assoluzione e condannano la squadra a 15 punti di penalizzazione, quando il PM ne aveva chiesti 9.

Operazione chirurgica per estromettere la Juve dalle coppe e causarle un danno economico tale da non essere competitiva nei prossimi anni.


Dopo Farsopoli, un altro obbrobrio giuridico. Un Tribunale che contraddice e smentisce se stesso, giudicando reato un'attività che pochi mesi prima aveva giudicato non perseguibile, e lo fa solo contro una società, non toccandone nessun'altra.

Che la Juve reagisca, perché rinunciare a farlo come accaduto fino a oggi, ecco a cosa ha portato: il sentimento popolare diviene l'unico giurato inappellabile e insindacabile al quale ricorrere.





87 visualizzazioni0 commenti
bottom of page