Erodoto a Ladispoli

Rivisitazione de le "Storie" in salsa ladispolana


Celebre e importante l’opera tutta del grande storico greco Erodoto, definito da Cicerone il Padre della Storia, e interessante è il dialogo che egli scrive nel libro terzo delle “Storie”, tra tre persone, Otane, Megabizo e Dario, tre persiani che, dopo la morte di Re Cambise, discettano sulla miglior forma di governo da augurarsi.

Facciamo come se fossimo in un film e adattiamo la discussione ai giorni nostri, come se i tre amici si incontrassero, che so?, a Piazza della Vittoria e cominciassero a parlare di Ladispoli, tentando, indegnamente, di ricalcare lo stile e la logica del grande storico che, lo ricordo, visse un secolo prima di Platone e Aristotele. E mettiamoci anche un pizzico di dialettica medievale, privilegio degli scrittori, sovrani assoluti delle proprie storie.

I tre si ritrovarono a pochi mesi dalle prossime elezioni, e i discorsi che furono pronunciati in quella circostanza potrebbero sembrare incredibili ad alcuni Ladispolani, ma furono effettivamente pronunciati.

Otane propose, in rispetto del più bello dei nomi, “isonomia”, il ritorno di chi aveva amministrato per tanti anni, venti, prima dell’ultimo sindaco ed aveva amministrato bene.

“Tante cose sono state fatte e ciò che non è stato finito se lo è ritrovato l’ultimo sindaco che ha fatto suoi meriti altrui.

E cosa ci troviamo oggi grazie a lui? Una città brutta, per l’accidia sua e dei suoi seguaci, bravi solo a fare marketing, sceneggiate, ma di concreto nulla, perché la sua azione è malvagia, germoglia in lui malanimo verso i suoi cittadini: invidia i migliori finché sono ancora in vita, si compiace dei cittadini peggiori, nessuno è più disposto di lui ad accogliere calunnie. La cosa più assurda è che se lo ammiri con moderazione, se ne adonta perché non si sente abbastanza riverito, e se lo riverisci molto, se ne adonta perché si sente adulato. Invece il governo del popolo comporta già il nome più bello che esista: "parità di diritti". E poi non c'è nulla di ciò che fa un monarca; le cariche pubbliche si sorteggiano, c'è un rendiconto per le magistrature ricoperte, tutte le decisioni sono demandate a un collettivo. Pertanto il mio parere è di abbandonare il regime monarchico e di innalzare il popolo al potere: perché la massa è tutto.


Megabizo alzò il dito e prese la parola.

“Quel che Otane ha detto sul sindaco attuale, si intenda detto anche da me, quanto al conferire il potere al popolo, egli non ha dato il consiglio più giusto: non c'è nulla di più stupido e di più prevaricatore di una massa buona a nulla. Non è assolutamente tollerabile che per evitare la violenza di un tiranno si cada poi nella violenza di una massa priva di freni. Il tiranno, se agisce, lo fa con cognizione di causa, mentre il popolo discernimento non ne ha: e come potrebbe del resto averlo, se mai nulla gli è stato insegnato e se non ha visto mai nulla di buono che fosse suo? Si getta sulle cose senza riflettere e le sconvolge, come un fiume impetuoso. Al popolo si affidi pure chi medita la rovina dei ladispolani; noi invece scegliamo un numero ristretto di persone, fra le migliori, e rimettiamo il potere nelle loro mani; di questo gruppo faremo parte anche noi: ed è logico che le risoluzioni degli uomini migliori siano le migliori.

Pochi uomini che hanno già costruito e sanno costruire, pochi uomini che hanno diretto e sanno dirigere anche senza ricoprire cariche, destinate a loro fedeli rappresentanti.

Sapete a chi mi riferisco.


Dario manifestò per ultimo la propria opinione.

"A me i giudizi espressi da Megabizo nei confronti del popolo sembrano esatti, ma inesatti quelli sull'oligarchia. Delle tre forme di governo in questione, tutte ottime a parole, e cioè democrazia, oligarchia e monarchia, io sostengo che quest'ultima è di gran lunga superiore. Un uomo solo eccellente: nulla può apparire preferibile. Servendosi delle proprie straordinarie capacità può governare il popolo in maniera irreprensibile: è la soluzione più efficace per mantenere segreti i provvedimenti presi nei confronti dei nemici. In una oligarchia, dove sono in molti a impegnare a fondo le proprie capacità per il bene comune, sorgono di solito accese rivalità personali. Ciascuno desidera primeggiare e far prevalere la propria opinione e si arriva così a gravi odi reciproci; dagli odi nascono sedizioni, dalle sedizioni stragi; e dalle stragi al potere di uno solo il passo è breve: anche in questo si dimostra la superiorità della monarchia. Quando invece è il popolo a detenere il potere, inevitabilmente si sviluppa la criminalità: e quando questa penetra nella cosa pubblica, fra i criminali non si formano inimicizie bensì amicizie fondate sulla violenza: perché quanti agiscono ai danni dello stato uniscono i loro sforzi.

Ma lasciate che vi porga delle domande e che sia la logica a guidarci alla verità.

Otane, Megabizo, vi è stata o vi è forse differenza su come siano saliti al potere i vostri governanti e il mio?

No.

No.

Quindi tutti erano e sono legittimati ad esercitare il potere ottenuto e nessuno può puntare il dito su questo o quel governante, perché eletti in giustizia.

Sì.

Sì.

Tu Otane, affermi che il sindaco attuale nulla ha fatto se non operazioni di marketing, è vero?

Lo confermo.

E sua e la responsabilità di avere una città brutta e cadente tanto da auspicare una sua cacciata, vero?

È ciò che spero.

Ma se il mio sindaco nulla ha fatto in quasi quattro anni, non ci ritroviamo oggi con la città presso che uguale a quella lasciata dai tuoi favoriti dopo vent’anni di governo?

Ma…

E perché mai dovremmo richiamare chi in vent’anni ha ridotto la città un obbrobrio, senza contare i decenni precedenti in gran parte governati dagli stessi propugnatori del governo della massa?

E non sono stati i vostri sindaci, soli al comando, come il mio, alla faccia del popolo e con i suoi stessi poteri?

È innegabile.

Bene, è innegabile anche che se il popolo ha votato il mio sindaco, evidentemente così bene non avevate fatto.

E tu Megabizo, che vuoi i migliori al comando, fai finta di non sapere che questi “migliori” operando nell’ombra hanno sempre fatto parte di tutti i governi?

Per migliorarli!

Agendo nell’ombra? Ottenendo quei vantaggi che alla luce del sole non avrebbero ottenuto? E non credi forse che i migliori dovrebbero mostrarsi per essere da esempio agli altri?

Be’…

È la vostra stessa verità che vi inchioda alle vostre responsabilità, tant’è che vi è rimasta solo la calunnia.

E se avete davvero a cuore la città, non dovreste forse riconoscere il gran lavoro fatto in neanche quattro anni da questo sindaco?

Non possiamo, decreteremmo la vostra vittoria.

E non è forse questo il bene per la città?


MM

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