Echi dal Kazakistan

Le truppe russe del Csto si ritirano dal confine


Ha destato preoccupazioni e paura, l'evoluzione della situazione kazaka di queste ultime settimane, dopo che si è accesa spontaneamente una rivolta popolare dovuta al caro vita e soprattutto all'aumento del prezzo del carburante.

Immediatamente, come succede in questi casi, si è scatenata una partita a scacchi sullo scenario mondiale anche se sarebbe meglio definirla una partita di Risiko, con le grandi potenze (o quel che ne resta) a mostrarsi i muscoli reciprocamente.

La Russia di Putin, forte del trattato Csto (Organizzazione del Trattato per la sicurezza collettiva) ha rispolverato vecchie abitudini sovietiche ed ha stanziato importanti contingenti di truppe al confine, facendoli "esercitare", in realtà pronti a invadere se necessario.

E qui la prima considerazione. Sappiamo che lo scontro in atto con l'Ucraina è tutt'altro che risolto e la buona volontà dimostrata col Kazakistan potrà essere una valida carta da giocare nelle trattative internazionali. Un gioco già visto che, se necessario, conferma la statura internazionale di leader di Putin e relega l'ottuagenario e flautolente Biden in un ruolo secondario. D'altronde così come Putin, anche l'altro attore kazako, il Presidente contestato Kassym-Jomert Tokayev, ha lunga esperienza, era uomo di Mosca, e tutta la sua formazione politica l'ha svolta sotto l'ala protettrice del grande orso bianco. I metodi utilizzati in Kazakistan infatti, nonostante i buoni miglioramenti sociali e civili, sono ancora ritenuti lesivi dei diritti umani. e non dimentichiamo che era ed è uomo di Nazarbayev, ex satrapo comunista che anche dopo la liquefazione della follia comunista, ha continuato a governare per trent'anni circa, mollando solo nel 2019. Ma Tokayev è uomo suo.

Allora? Allora il Kazakistan è ricco di risorse ma in realtà non preoccupa Putin, che ha o comunque avrebbe gioco facile nel sedare eventuali veri tumulti.

Ma qual è il nocciolo della questione?

Che la vera posta in gioco è l'Ucraina e sapere che di fronte al sempre aitante e performante Putin c'è il sonnolento Biden, ma soprattutto c'è un'Europa tutt'altro che unita e che in caso, speriamo di no, di conflitto, si presenterebbe traballante e litigiosa, non rassicura. E comunque la Russia non può permettersi di vedere abbattere la cortina naturale rappresentata dagli ex Paesi sovietici che, entrando nella NATO, avvicinerebbero l'occidente al cuore dell'Impero russo.

Si torna allora con la mente a pochi anni fa quando fu considerata la possibilità di mollare lo storico e subdolo alleato americano e innalzare il vessillo di un'Europa forte e unita, che ha trovato il baricentro ad est, nel cuore delle steppe euro-asiatiche, culturalmente e storicamente molto più affine alla nostra cultura che non il capital-liberismo globalizzato degli Yankee, che ci tengono per gli attributi con le loro odiose basi Nato.

Vedremo, l'Ucraina è la vera posta in palio ed è lì che si giocherà l'importante partita sul futuro dell'Europa.

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