Campioni nello sport eroi nella vita

Martina Caironi


Martina Caironi nasce in provincia di Bergamo e più precisamente da ad Alzano Lombardo il 13 settembre 1989, studia mediazione culturale a Milano e successivamente si trasferisce a Bologna, dove vive ancora oggi dal 2015.

E' una ragazza che ama la vita, pratica atletica, è appassionata di lettura, di musica rilassante e adora fare “bagni di folla” durante i concerti live; “In quei momenti mi sento più viva che mai, perché per stare bene davvero occorre lasciarsi trasportare dagli eventi e non precludersi niente”, ha dichiarato in una recente intervista.


Ma per conoscere meglio la campionessa Martina è necessario fare un salto indietro nel tempo fino alla notte tra il primo ed il 2 novembre del 2007... Al ritorno da una festa, il motorino della diciottenne viene investito da una macchina e durante il terribile scontro la gamba sinistra dell'atleta viene danneggiata in maniera irreparabile; ne consegue l'amputazione della stessa all'altezza del ginocchio, dall'articolazione in giù. Come spesso accade tutti per i moderni supereroi dello sport, da questo tragico episodio nasce la “nuova Marti”. Il processo di riabilitazione si struttura a piccoli passi con la conquista di nuovi risultati quotidiani ed ogni minima evoluzione rappresenta si una vittoria, ma di certo non il traguardo finale; al contrario, lo stimolo a migliorarsi e la voglia di non accontentarsi mai sviluppano in lei un desiderio ed una determinazione sempre crescente. E così nei corridoi del centro protesi Inail, le fotografie esposte sulle pareti raffiguranti atleti abili, forti e muscolosi dotati di strane protesi mai viste prima fungono da propulsore per Martina che dal 2010 inizia a gareggiare ad alti livelli scoprendosi sin da subito atleta dalle potenzialità nascoste fino a quel momento. La sua prima gara è stato un record italiano nei 100 metri e successivamente nelle prime manifestazioni internazionali la predisposizione fisica per questo genere di sport scatena una incrollabile passione per l'atletica paralimpica; “Quella non è il fisico, ma è il cuore che la manda”.


“Quando io ho iniziato con l’atletica già venivo chiamata atleta, però io non mi ci sentivo, perché per essere un’atleta devi arrivarci gradualmente, devi sentirlo dentro e devi avere un certo stile di vita e anche una certa continuità con gli allenamenti”.


Ma il vero punto di non ritorno, in senso positivo ovviamente, è stata “Londra 2012”, durante la quale la nostra velocista diviene campionessa vincendo la sua prima medaglia d'oro nei 100 metri scendendo per la prima volta sotto il muro dei 16 secondi; successivamente fa il suo ingresso nel gruppo sportivo delle Fiamme Gialle, con le quali l'anno seguente conquista a Lione il gradino più alto del podio sia nella sua specialità, i 100 mt, sia nel salto in lungo. Il 2014 è la volta degli Europei di Swansea, dove conquista la medaglia di bronzo nel salto in lungo ed ancora l'oro nei 100 mt. E’ però il 2015 l’anno dei record per Martina; al Meeting Nembro (BG) conquista l’oro ed il record del mondo nei 100 mt con 15.05, vince l’IPC Athletics Grand Prix di Grosseto battendo il record del mondo nei 200 mt e sigla anche un nuovo world record nel salto in lungo con 4,60 mt.

Alle Paralimpiadi di Rio nel 2016 ottiene un argento nel salto in lungo T42 ed ancora un oro nei 100 mt della stessa categoria, dopo aver trionfato nei Campionati Europei di Grosseto.

Attualmente è impegnata negli allenamenti di preparazione in vista delle prossime Paralimpiadi in programma a Tokyo e collabora con grande successo anche come speaker motivazionale con #labandadeifuoriclasse sul canale per ragazzi Rai Gulp; anche lei insomma rappresenta un vero e proprio esempio di forza e di determinazione, ambasciatrice della cultura paralimpica e promotrice dello sport come stile di vita, piuttosto che strumento di affermazione.

Malgrado gli enormi passi in avanti compiuti, è innegabile però dover constatare che esiste ancora una parte di popolazione che considera lo sport per disabili una attività di serie B e l'impegno quotidiano condotto dagli atleti in questo ambito rappresenta indubbiamente la chiave di volta per consentirci di completare il processo di evoluzione culturale in maniera definitiva. Presto sono certo che riusciremo ad affermare con convinzione che realmente “ogni muro è nato essere scavalcato”. Proprio come ci ha insegnato Martina Caironi con l’esempio delle sue gesta, i suoi risultati e la sua instancabile voglia di stupire.


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