Archeologia

Vacanze ad Alsium: La villeggiatura dei romani


In un opuscoletto dal titolo “De Feriis Alsiensibus”, datato 162 d.C., Marco Cornelio Frontone raccolse la corrispondenza intercorsa tra lui e l’imperatore Marco Aurelio durante una breve vacanza che quest’ultimo si concesse nella sua villa marittima di Alsium.

Si tratta, in realtà, di sole quattro epistole in cui Marco Aurelio racconta al suo maestro che mentre sperava che fosse un periodo di riposo, per riprendersi dai numerosi impegni istituzionali e dalle preoccupazioni quotidiane, era invece costantemente preso dai suoi impegni ufficiali. Il maestro, invece, lo esortava a distrarsi con le molteplici attività a cui può dedicarsi ad Alsium.

“E che? Non so forse che tu sei andato ad Alsio con l’intenzione di secondare le tue disposizioni e di dedicarti liberamente per quattro interi giorni al divertimento, allo svago e al riposo? E son certo che tu ti sei preparato a godere così le vacanze in quella marina appartata: disteso al sole, in un angolo esposto a mezzogiorno, prima per assecondare il sonno, chiamerai poi Negro ordinandogli di portarti dentro i libri; più tardi, quando ti sarà venuto il desiderio di leggere, ti raffinerai lo stile con Plauto, o sazierai con Accio o consolerai con Lucrezio o entusiasmerai con Ennio, questo fino alle undici,.....poi ti inoltrerai il più possibile verso la spiaggia e aggirerai gli stagni gracidanti; allora, se ti farà piacere, salirai a bordo di un battello e con tempo sereno, godrai, al largo, a guardare e ascoltare i rematori e i loro capociurma; subito dopo ti dirigerai ai bagni inducendo il tuo corpo a una forte sudorazione e poi darai inizio al convito reale con conchiglie di ogni genere, con volatili ingrassati da tempo, con manicaretti, frutti, dolci, biscotti, vini generosi......”

Da questo breve estratto si riesce a comprendere come, pochi fortunati possessori, in questo caso l’imperatore, potevano trascorrere i loro periodi di ferie nelle ville che possedevano al mare o in campagna.

Ville d’otium, come venivano classificate fino a qualche anno fa, letteralmente “ville di ozio” in cui la parola ozio era intesa nell’accezione di non lavorare.

E proprio nel territorio di Alsium, di ville ce n’erano molte e alcune di queste hanno lasciato nel territorio importanti tracce ancora ben visibili.


È, innanzitutto necessario, fare due premesse. La prima premessa riguarda Alsium.

Alsium era l’originario nucleo insediativo di Ladispoli. In epoca etrusca si parla di Alsium come uno dei tre porti (insieme a Pyrgi e a Punicum, n.d.r.) della città di Caere, che proprio grazie ai suoi traffici commerciali marittimi diventò una vera e propria potenza economica del Mediterraneo antico.

Nel III secolo a.C., quando Roma cominciò l’espansione che l’avrebbe portata a diventare successivamente un grande impero, Alsium divenne una colonia e continuò la sua vita di città portuale. Non sappiamo di preciso dove fosse ubicata, ma individuando nei resti presenti immediatamente a nord del Castello di Palo Laziale l’antico porto, possiamo ipotizzare che si trovasse nelle immediate vicinanze.

La seconda premessa riguarda invece la presenza delle ville.

Dal punto di vista archeologico, le ville vengono distinte in base alla loro ubicazione e funzione, in ville marittime e ville rustiche. Entrambe le tipologie sono presenti nel territorio.

Fino a qualche tempo fa, c’era la convinzione che le due tipologie avessero vocazioni diverse: le ville rustiche fino erano considerate solo come ville produttive, delle vere e proprie fattorie dove si producevano ortaggi, cereali, vino e olio da destinare al mercato e alle tavole aristocratiche di Roma, mentre le ville marittime erano, appunto, le “ville d’otium”, destinate alla villeggiatura, dove il ricco proprietario trascorreva il suo tempo dedicandosi alle sue passioni e alla cura di se stesso.

In realtà, lo studio di questi contesti hanno dimostrato che entrambe le tipologie avevano entrambe le caratteristiche, quella ludica e quella produttiva, in misura diversa, ma sicuramente si può affermare che le ville rustiche, oltre alla parte produttiva, avevano una parte in cui il proprietario si dedicava alle sue passioni e ai suoi svaghi, non lesinando il lusso che contraddistingueva le abitazioni aristocratiche e le ville marittime, oltre alla prevalente parte sfarzosa, avevano anche un’importante parte produttiva.

Nel territorio di Ladispoli, come abbiamo già detto, sono presenti ville afferenti ad entrambe le tipologie, ma in questo frangente presteremo maggiore attenzione alle ville marittime.

Nello sviluppo di costa dell’attuale Ladispoli, da San Nicola a Torre Flavia, vi erano quattro ville marittime di grandi dimensioni: la c.d. villa di Pompeo (che, però, non apparteneva di Pompeo, n.d.r.) a Marina di San Nicola, la villa della “Posta Vecchia” che si trovava molto vicina a quello che è stato identificato come il porto di Alsium (prima porto etrusco e poi romano), la villa di Marina di Palo e la villa di Torre Flavia.

Si trattava di costruzioni che si sviluppavano su superfici molto ampie, talvolta anche suddivise in più corpi di fabbrica, con grandi giardini circondati da imponenti colonnati, statue, fontane, affreschi ad abbellire le pareti, mosaici figurati e due di esse (villa di Marina di San Nicola e villa di Marina di Palo) avevano addirittura un approdo privato nel corso d’acqua che le lambiva uno dei lati.

La parte produttiva di queste ville era invece rappresentata dalle enormi peschiere antistanti le ville stesse dove venivano allevati pesci pregiati che, oltre alla tavola del padrone di casa, avrebbero imbandito anche altre tavole dell’aristocrazia romana.

Le peschiere erano dunque uno status symbol dei ricchi proprietari, ma anche e soprattutto una grande fonte di guadagno.

La presenza di queste ricche dimore dimostrano come questo luogo era stato scelto come luogo di vacanza di elite per l’aristocrazia romana che non era secondo alle rinomate località della costa campana ritenuta dai più come il luogo di villeggiatura preferito dalla nobiltà romana.

La vicinanza con Roma, il collegamento diretto con una via consolare dotata di infrastrutture (mansiones e mutationes) che proprio nel tratto di Alsium correva parallela alla costa e che, consentiva di andare da Roma ad Alsium in poche ore di viaggio, la presenza del porto ereditato dalla precedente presenza etrusca e che venne destinato alle esigenze dell’impero, il clima mite anche d’inverno, sono solo alcune delle peculiarità per cui da oltre 2000 anni questo luogo è stato considerato un luogo a vocazione turistica.

Le stesse caratteristiche, rivedute e corrette, potrebbero essere ancora oggi i punti di forza per la rinascita turistica della nuova Alsium.

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